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La storia

“Ed or ora immolarmi voglio il becco con quel meloaromatico Prosecco”. Inizia così il componimento di Aureliano Acanti, “Il Roccolo ditirambo” composto nel 1754, che può essere considerato la più vecchia testimonianza della coltivazione del Prosecco in Veneto.

Secondo l’autore Villafranchi (1773) il vitigno è originario del Carso Triestino e prende il nome da Prosecco, una frazione del comune di Trieste.

Solo agli inizi dell’800 venne riscontrata la sua presenza sulle colline che vanno da Conegliano a Valdobbiadene, che attribuirono, a partire dagli anni 80 del secolo scorso, la fama e la celebrità di questo vitigno, trovando qui il terreno ideale sugli scoscesi pendii delle nostre colline, per realizzare la massima espressione delle sue proprietà organolettiche.

La necessità di difendere ciò che è diventato negli ultimi anni un patrimonio del territorio ha fatto si che il Prosecco divenisse un vino a Denominazione di Origine Controllata (DOC) e Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) prodotto solamente nel nord est dell'Italia.

Attualmente il disciplinare di produzione del Prosecco identifica tale varietà non più con questo nome ma con il nome Glera, uno dei nomi storici.